Quattro profili ricorrenti

Situazioni in cui un audit ha senso

PMI in fase di crescita

Aziende che sono cresciute più in fretta dei loro strumenti di misurazione. I report non hanno tenuto il passo.

Gruppi con più unità di business

Ogni divisione misura le cose a modo suo. Confrontare i risultati diventa complicato, quando serve di più.

Team marketing e vendite

Report settimanali che si accumulano. Metriche di vanità accanto a indicatori che nessuno sa più interpretare.

Direzioni finance e operations

Funzioni che stanno rivedendo il proprio modello di KPI, spesso in vista di un cambio organizzativo.

Chi segue il lavoro

Due persone, un metodo condiviso

Il lavoro di audit richiede attenzione ai dettagli e capacità di ascolto. Non basta guardare i numeri. Serve capire perché sono nati in quella forma.

Ritratto di consulente uomo, circa 40 anni, che sorride in un ufficio luminoso

Marco Belline

Analista di processo

Segue la fase di mappatura e verifica dell'utilizzo reale dei report esistenti.

Ritratto di consulente donna, circa 35 anni, seduta a una scrivania con documenti

Elena Farnese

Consulente di reportistica

Cura il confronto tra metriche esistenti e obiettivi di crescita dichiarati.

Trasparenza prima di tutto

Quando non siamo la scelta giusta

Un audit di reportistica presuppone che esistano già dei report da analizzare. Se un'azienda sta ancora costruendo i primi strumenti di misurazione, probabilmente serve prima altro tipo di supporto.

Allo stesso modo, se l'urgenza riguarda un singolo problema tecnico su uno strumento specifico, un audit completo potrebbe non essere il punto di partenza più adatto. Ne parliamo apertamente in una prima conversazione.

Riconoscete una di queste situazioni?

Una prima conversazione aiuta a capire se il vostro caso rientra tra quelli su cui possiamo essere utili.

Parliamone insieme

Nessun impegno da parte vostra.

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